I QR code sono tornati

Il caso Coinbase

Di tutte le cose che accadono durante il Super Bowl, quello che più interessa a chi (come noi) lavora nel campo della comunicazione, è la pubblicità.

L’edizione di quest’anno ha raggiunto un pubblico di 100 milioni di spettatori, e come sempre le più grandi aziende americane hanno pagato milioni per trasmettere i loro annunci pubblicitari.

Come ogni anno, abbiamo atteso il Superbowl per decretare il vincitore dello spot più bello, o più efficace. E il vincitore di quest’anno è senza dubbio Coinbase (società californiana che opera nel campo delle criptovalute) con uno spot di 60” in cui un QR code colorato rimbalza sullo schermo.

Inquadrando il QR code, gli spettatori venivano reindirizzati ad una landing page che offriva un bonus di 15 dollari in Bitcoin.

Meno chiacchiere, più Qr Code

Con un video semplice ed elementare, Coinbase in un solo minuto è riuscita ad attirare l’attenzione di 20 milioni di utenti, che attraverso il QR code si sono collegati al sito dell’azienda, mandandolo letteralmente in tilt.

Intitolata “Meno chiacchiere, più Bitcoin” (Less talk, more Bitcoin) la campagna di comunicazione ha fatto parlare di se ovunque, ed ha portato l’app di Coinbase dal 186° al 2° posto nella sezione finanza dell’Apple Store.

Protagonista indiscusso di questo spot, il QR code è così tornato alla ribalta come strumento di marketing, dopo un lungo periodo di oblio.

Creati negli anni ’90 per usi industriali (dalla Toyota, che aveva bisogno di un modo più veloce per tracciare e monitorare i pezzi delle auto sulla sua catena di montaggio) i QR code sono stati introdotti come strumento di marketing all’inizio del 2010.

Tra i nostri primi incarichi, la campagna di comunicazione “Quingers – Lascia il segno” pubblicizzava proprio una app per il marketing digitale attraverso i QR code.

Offline VS Online

Per un certo periodo i QR code hanno riscosso un discreto interesse, grazie alla diffusione della tecnologia mobile.

La caratteristica principale dei codici QR (acronimo di Quick Response) è infatti quella di poter creare un collegamento diretto e veloce tra off-line e on-line, attraverso uno smartphone.

Ma in quegli anni, la connettività 3G non consentiva ancora una interazione in tempo reale tra mondo reale e mondo digitale (il concetto di Onlife viene coniato dal filosofo italiano Luciano Floridi proprio del 2011), e questo rendeva l’uso dei QR code poco efficace.

Nonostante la novità, quindi, il pubblico di quegli anni non sembrò troppo interessato a questo strumento, poco attraente dal punto di vista estetico, che richiedeva l’uso di tecnologie non ancora diffuse tra tutte le fasce di consumatori.

Pagamento con QR code

La rivincita del QR code

Finito nell’archivio delle invenzioni inutili, il QR code ha fatto il suo ritorno con la pandemia, quando è apparsa chiara a tutti la sua utilità per supportare i protocolli touch-free che hanno invaso la nostra vita quotidiana.

Oggi moltissime operazioni e transazioni quotidiane avvengono tramite l’uso di QR code: verifiche dei certificati, pagamenti o anche la semplice lettura di un menu al ristorante.

E grazie allo spot di Coinbase, questo oggetto grafico brutto e sgraziato sembra aver riconquistato i cuori non solo degli utenti, ma anche di chi (come noi) si occupa di comunicazione.