Quanto c’è di vero nei documentari naturalistici?

Un buon documentario deve sempre riuscire a raccontare una storia che sappia coinvolgere ed emozionare il pubblico.

Quando guardiamo un documentario naturalistico, come ad esempio la nota serie Planet Earth prodotta dalla BBC, potremmo essere tentati di considerare tutto quello che vediamo come vero al 100%. Ma molto spesso non è così, come spiega Simon Cade in questo video.

Il fatto è che un buon documentario naturalistico deve comunque cercare di raccontare una storia, sia che si tratti di mostrare le abitudini quotidiane di un branco di lupi, o i rituali di accoppiamento di un bradipo. Sarà al montatore, al regista e al produttore decidere quanto intervenire sulla realtà e manipolarla per renderla coinvolgente per lo spettatore.

Quando parliamo di “manipolazione” intendiamo, nella maggior parte dei casi, l’inserimento di suoni artificiali o comunque non presenti nella ripresa video originale. Ad esempio, sarebbe impossibile udire il fruscio delle zampe di un animale sull’erba, mentre lo si sta filmando da un elicottero in volo. Questo artificio serve appunto per ambientare meglio la scena e trasmettere allo spettatore l’atmosfera reale, eliminando tutte le interferenze determinate dalla presenza della trope video.

In altri casi, invece, la manipolazione riguarda più propriamente il montaggio video, e in questo caso possono essere assemblate in un unica sequenza temporale scene che in realtà sono state girate in giorni e luoghi diversi. Alle volte è addirittura possibile che si mostrino le riprese di due esemplari diversi, illudendo lo spettatore che si tratta dello stesso animale.

Infine è possibile che in fase di montaggio sia necessario porre rimedio a degli errori per recuperare una ripresa particolarmente efficace, e quindi si interviene con la CGI (computer grafica) ad esempio per “cancellare” dalla scena elementi che non dovevano essere visibili (l’auto della troupe) o per risolvere problemi tecnici.

Quello che più ci interessa è la narrazione, non la realtà nuda e cruda.

Nel video che vi proponiamo qui sopra, Simon Cade, regista inglese, analizza alcune di queste tecniche di montaggio guardandole con l’occhio del filmmaker, cercando di spiegare come e perché vengono realizzate, e provando ad individuare gli interventi eccessivi o poco opportuni.

Nella sua analisi, Simon non intende muovere alcuna accusa contro la BBC o qualsiasi altro produttore di documentari naturalistici. In effetti egli considera queste licenze artistiche – quando applicate in maniera appropriata e finalizzate a costruire delle storie efficaci – assolutamente necessarie e positive.

“Quello che più ci interessa è la narrazione, non i puri e semplici fatti”, spiega Cade. “E ciò che alcune persone potrebbero vedere come falso, diventa invece un’occasione per scoprire cose nuove”.

Come dobbiamo quindi giudicare un documentario naturalistico che ricorre al montaggio e a licenze artistiche per raccontare una storia e per coinvolgere il pubblico? I puristi potranno storcere il naso, mentre  gli amanti dell’entertainment saranno più che soddisfatti. Vero è che un flusso ininterrotto di immagini senza musica chiamato “realtà”, sebbene possa restituirci la verità senza filtri, non è probabilmente ciò che abbiamo in mente quando pensiamo ad un documentario naturalistico.